I vincitori del Premio Napoli incontrano detenuti e città

banner_sitoNAPOLI – Serena Vitale, Roberto Paci Dalò, Bianca Pitzorno, i vincitori della 61esima edizione del Premio Napoli, saranno protagonisti di oltre un mese di incontri nel capoluogo partenopeo tra piazze, licei, teatri, carceri e gallerie d’arte per testimoniare la bellezza della lingua italiana in tutte le sue declinazioni, dal teatro sperimentale a quello comico, dalla letteratura per l’infanzia all’arte della traduzione. «Da quando è diventato un premio culturale, sostanzialmente l’unico del nostro Paese – afferma il presidente della Fondazione Premio Napoli Gabriele Frasca – il Premio Napoli ha innanzitutto contribuito a far saltare gli steccati disciplinari e settoriali. Un premio che si prefigge di dare un giusto riconoscimento a chiunque difenda e diffonda la cultura italiana non può essere miope, e limitarsi a setacciare il campicello sempre più stento del mercato editoriale nazionale. Quest’anno il Premio è dedicato a Ernesto De Martino e Mario Pomilio, due grandi figure della cultura europea, prima ancora che italiana e partenopea».

LETTERATURA IN CARCERE – Prima tappa con Serena Vitale: la scrittrice e traduttrice sarà al centro di una conferenza/confessione al Convento di San Domenico Maggiore mercoledì 28 ottobre (evento aperto al pubblico, ingresso gratuito – alle 18 – piazza San Domenico Maggiore, 8), giovedì 29 parlerà agli studenti del liceo classico “Garibaldi” mentre venerdì 30 incontrerà i detenuti del Centro Penitenziario di Secondigliano. «In quarantadue anni di insegnamento ho conosciuto moltissime platee, ma mai prima d’ora ho avuto l’occasione di parlare di letteratura in un carcere e, sarò sincera, l’emozione è pari allo spavento. Credo si tratti di un’iniziativa giustissima, la lettura può fare cose straordinarie» spiega la slavista Vitale, legatissima a Napoli, dove ha insegnato per dieci anni Lingua e Letteratura russa all’Università l’Orientale.«L’Orientale è un tesoro non solo per Napoli ma per l’Italia. In quegli anni ho abitato anche ai Quartieri e lì mi è capitato di vivere l’esperienza del terremoto. Napoli mi ha insegnato a vivere, la sua è una bellezza che resta».

MOTIVAZIONI DEL PREMIO – Erede della migliore tradizione italiana di slavistica, sostiene la giuria del Premio, Serena Vitale utilizza inizialmente la traduzione come pratica di conoscenza della cultura russa attraverso alcune delle sue figure centrali per aprire un varco di contatto con la cultura italiana. Ciò la porta a individuare una sorta di processo mimetico che scatta con una ristretta selezione di autori di cui offre non solo traduzioni e saggi, ma anche ricostruzioni biografiche e storie (esempio più alto di questo scambio simpatetico è stata la Cvetaeva). In parallelo, al di là delle traduzioni e della saggistica, prende corpo anche una sorta di autoriflessione: il rapporto con il mondo slavo vissuto con la frequenza della passione e dell’amore, ma anche con la costanza della disciplina porta a narrazioni, dove lo sguardo dell’autrice alterna l’Italia e la Russia raccontando, costruendo e decostruendo la sua biografia intellettuale ma anche quella italiana letta finalmente al centro degli scambi internazionali. Una storia culturale tanto esemplare quanto avventurosa.

PER SAPERNE DI PIU’
Il sito del Premio Napoli

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