Salvatore Borsellino: «Paolo morto per uno Stato che lo stava tradendo» INTERVISTA

casa-di-paolo-PALERMO- «Qui si può trovare l’amore di  Paolo, quell’amore che ha improntato la sua vita e anche la sua scelta di morire. Morire per uno Stato che lo stava tradendo». Salvatore Borsellino ripete spesso questa frase mentre parla del suo progetto quasi con delicatezza. Una lunga chiacchierata in cui le parole “verità” e “giustizia” vengono  scandite dalla rabbia di un uomo che prima di essere cittadino, è stato ed è fratello. Un fratello che non si arrende al silenzio e che ricostruisce la memoria giorno per giorno, facendo rivivere Paolo in un posto speciale: quello che l’ha visto crescere. Nasce questa idea,  in via Vetriera a Palermo, “La casa di Paolo”. La vecchia farmacia del papà dei Borsellino, lo scorso Luglio, ha ripreso vita diventando una casa di accoglienza che si propone come luogo e strumento di rinascita e riscatto. «Ho voluto- racconta Salvatore- riportare Paolo alla Kalsa, nel quartiere difficile in cui siamo cresciuti.  Un quartiere che non dà nulla ai giovani, i quali spesso, si ritrovano per necessità e quasi con prepotenza nella spirale della criminalità. Per loro sembra non esserci  alternativa e invece c’è. La casa di Paolo ne è una. Tanti di loro sono costretti ad abbandonare la scuola, per questo ho voluto organizzare un corso  di informatica che aprirà le porte a tutti coloro che vorranno imparare un mestiere.  E’ già attivo un doposcuola rivolto ai bambini a rischio. Abbiamo avuto una risposta tale da non poter permetterci di prenderli tutti. Le richieste sono tantissime». I fondi per le iniziative sono stati raccolti dal Movimento delle Agende Rosse, da privati, ma anche da aziende che hanno messo a disposizione computer e altre attrezzature. «Non ho chiesto nulla alle istituzioni-ripete- da loro pretendo prima chiarezza e verità».

NON UN MUSEO- La casa di Paolo, non vuole essere un museo, ma un punto di riferimento. E’ in queste mura che il suo esempio si ricompone nitido e cammina, racconta.  «Lui  sarebbe felice  ed è qui che le persone devono venire a trovarlo, non al cimitero o nella strada in cui l’hanno ucciso- spiega Salvatore-. Ho commissionato un grande quadro che oggi è appeso all’ingresso della struttura. Ritrae Paolo col sorriso, accerchiato da tanti bambini che giocano spensierati e contenti. In questo dipinto è racchiuso tutto e sono sicuro che chi verrà a visitare queste stanze  incontrerà l’uomo che si è sacrificato un po’ per tutti».

di Carmela Cassese

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *