Autismo, la battaglia dei genitori per i propri figli:«Assicuriamogli un futuro dopo di noi»

clinica-autismo-1-AVELLINO- “Essere autistico è un modo di essere. Anche se non è il modo normale, la vita di una persona con autismo può essere appagante e felice come quella di chiunque altro”. È una citazione di Angel Riviére che con il tempo è diventata il motto di Pianeta autismo, la cooperativa avellinese punto di riferimento per bambini e ragazzi autistici e per i loro familiari. Uno dei tanti prodigi della cooperazione sociale in Campania, quella buona e sana, orgoglio di Federsolidarietà – Confcooperative. Quella ostinata e tenace, che ha fatto di una necessità una virtù. Di un dispiacere immenso, azione.

LA MISSION-  «La cooperativa sociale Pianeta Autismo- sottolinea il presidente  Scipione Pagliara-   si occupa di tutto quello che può essere utile per le persone affette da autismo e per le loro famiglie. Dalla diagnosi, alla riabilitazione, al dopo di noi. La nostra cooperativa – non solo perché è di tipo sociale ma soprattutto per una scelta dei fondatori (in maggioranza genitori di persone autistiche) e dei soci tutti – pur rientrando nelle attività imprenditoriali, ha un unico scopo: il benessere delle persone con autismo e delle loro famiglie». In Irpinia ci sono circa 2000 persone affette da autismo, tra cui molti bambini. Il bambino autistico è incapace di stabilire amicizie, cercare conforto, condividere il gioco, i sentimenti, le esperienze. È incapace di comunicare con il linguaggio, compreso quello del corpo, risponde con il panico e l’aggressività ai cambiamenti, ha interessi limitati e con certezza diventerà un adulto autistico. Le cure riabilitative devono essere precoci, quotidiane, di molte ore al giorno, fatte da personale specializzato ed in ambienti idonei. «Purtroppo il problema sono i finanziamenti- aggiunge Pagliara-. Assistiamo allo sperpero del denaro pubblico in mille progetti costosi e discutibili. Un tipico esempio dell’indifferenza delle istituzione e della politica è la storia, che ci tocca da vicino, del centro per l’autismo di Avellino. Non viene terminato per soli tre-quattrocentomila euro. La responsabilità è del Comune, il committente, e della Regione».

LA BATTAGLIA- Una delle battaglie dell’AIPA (Associazione Irpina Pianeta Autismo), sigla a cui afferisce Pianeta Autismo, è proprio questa: istituire in Irpinia un centro di riabilitazione specializzato, evitando così che le famiglia siano costrette a far curare i loro figli e i loro cari lontano. Sono anni che ci si batte affinché questo centro apra. Nel 2002, l’assessorato alla riqualificazione urbana del comune di Avellino, partecipa a un bando regionale e presenta un progetto per la realizzazione di un centro servizi e assistenza socio-sanitaria per soggetti autistici. Il progetto è studiato nei minimi particolari per rispondere a tutte le esigenze di terapia dell’autismo, dall’infanzia all’età adulta. E’ stato disegnato dopo un attento studio dei migliori centri americani (Farm Community) dove vengono curati i pazienti autistici. Ad oggi, nonostante il pressing (esposti, raccolta firme, manifestazioni, fiaccolate, lettere, diffide alla Regione e agli enti locali coinvolti, azioni di sensibilizzazione) e la solidarietà di associazioni ed organizzazioni sul territorio, il centro non è ancora una realtà, perché il cantiere è chiuso. Agli inizi di aprile,  in occasione della giornata mondiale per la consapevolezza dell’autismo, Pianeta Autismo ha ricevuto l’invito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a partecipare alla manifestazione al Quirinale. Anche i dirigenti in carica della Regione Campania sono a conoscenza della battaglia della cooperativa e della sua rete. «Vogliamo che il Centro diventi il luogo delle risposte certe- conglude Pagliara- . Vogliamo che le famiglie smettano di peregrinare e di essere preda di santoni che promettono una impossibile guarigione a suon di denaro.  Dall’autismo non si guarisce, ma molto si può fare per abilitare le persone che ne sono affette. Vogliamo evitare che alla morte dei genitori questi ragazzi siano inchiodati ad un’esistenza vegetativa, magari chiusi in istituti non specializzato, dove nessuno potrà far nulla per loro».

di Redazione

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