Mediterraneo “Mare mostrum”, la voce delle associazioni dopo il naufragio nel Canale di Sicilia

migranti-90NAPOLI – I viaggi della speranza alla ricerca di una vita migliore, troppo spesso, si trasformano in tragedie. Non tutti riescono ad approdare nella fortezza Europa, e spesso il Mediterraneo si trasforma in un “Mare Mostrum” con migliaia di donne e uomini inghiottiti dalle acque rincorrendo una speranza. Siamo di fronte all’ennesima ecatombe in mare, quella di domenica nel canale di Sicilia, dove si teme abbiano perso la vita 900 persone in viaggio dalla Libia verso le coste italiane. La Guardia Costiera ha già recuperato 24 cadaveri, le operazioni di recupero sono ancora in corso. Uomini e donne senza volto, in viaggio nell’indifferenza delle istituzioni. «Non possiamo più stare a guardare mentre centinaia di persone perdono la propria vita inseguendo una speranza: quella di trovare una vita migliore lontani da guerre, dittature e povertà», ha affermato Valerio Neri Direttore Generale di Save the Children Italia, commentando le prime notizie circolate sul naufragio, temendo che «ci fossero anche molti bambini e ragazzi tra di loro». L’appello di Save the Children è rivolto all’Ue: «L’Unione Europea e ai suoi membri hanno il dovere di rispondere con un sistema di ricerca e soccorso in mare capace di far fronte a questa situazione che è destinata a peggiorare ulteriormente nei prossimi mesi. Chiediamo pertanto un vertice europeo urgente in cui si prendano decisioni concrete e immediatamente operative». E si appella all’Europa anche Emma Cavallaro, presidente Convol: “I volontari continuano ad operare in favore di questi nostri sventurati fratelli e sorelle sventurati, ma solo un’improrogabile intesa Europea può e deve far fronte ad una situazione sempre più drammatica».

CENTRI DI ACCOGLIENZA IN EMERGENZA– Non è facile affrontare la situazione per i centri di accoglienza temporanea italiani. «Tutte le strutture sono obbligate a dare accoglienza materiale, giuridica, sanitaria facendo si che gli immigrati possano avere una vita dignitosa». Spiega, così, Aniello Pirozzi, presidente dell’associazione di Pozzuoli “Un’ala di riserva”, che segue in prima persona le attività degli sbarchi sulle nostre coste. «La nostra associazione di volontariato dal 2011 è impegnata nelle attività di accoglienza immigrati – continua-. Al momento, abbiamo quattro centri sulla provincia di Caserta e uno in provincia di Napoli per un totale di circa quattrocento ospiti. Le difficoltà? Non mancano. Soprattutto nel napoletano dove i cittadini non sempre sono disposti ad accogliere gli immigrati sul loro territorio attivando proteste e atti vandalici. Sono ragazzi che hanno storie terribili. Chilometri e chilometri alle spalle. Qualche nostro ospite ha raccontato – conclude Pirozzi – che è stato costretto, anche con la violenza, a salire sui barconi».

di Sabrina Rufolo

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