Al Bellini “Che terra è questa”, per parlare di diversità e cooperazione

immigratiNAPOLI. Mettere in scena le diversità e la cooperazione: un fuori abbonamento speciale al Piccolo Bellini sarà quello di domenica 12 ottobre alle 18, con lo spettacolo “Che Terra è Questa”, liberamente ispirato a “La Dodicesima Notte” di William Shakespeare e promosso da Less onlus e l’Associazione EasLab.

Ragazzi stranieri e italiani saranno gli attori della piéce in scena sul palcoscenico del Teatro in via Conte di Ruvo 14, con l’obiettivo di favorire una riflessione sui temi della migrazione e dei diritti dei minori. La scelta del testo shakespeariano “La dodicesima notte” non è casuale, dato il suo continuo gioco sull’identità, sulla sua scoperta, sul suo camuffamento, consapevole o inconsapevole, del suo essere fatta come una cipolla. Il biglietto per assistere allo spettacolo sarà acquistabile, ogni lunedì, mercoledì e venerdì presso lo Sportello I.A.R.A Piazza Santa Maria la Nova, 43 – Napoli dalle ore 10:30 alle 14:00. o presso LESS onlus Corso Garibaldi 261 – tutti i giorni da lunedì a venerdì e dalle 10:30 alle 18:30 al costo di dieci euro. Il ricavato dello spettacolo sarà utilizzato per sostenere le attività di inclusione sociale e di integrazione promosse dalle due organizzazioni per l’anno 2015. Daniela Fiore, responsabile delle attività culturali di Less Onlus che si occupa di immigrazione dal 1999, ha illustrato il progetto a Comunicare il Sociale.

Teatro di integrazione. Come si agisce in questa prospettiva?

Il percorso di integrazione, inteso come processo complesso e multidimensionale, non si realizza semplicemente nell’accesso al lavoro e alla casa, ma si fondano soprattutto sulla partecipazione attiva delle persone e sulla loro dialettica con le società di accoglienza. Accade così che, attraverso la realizzazione di attività culturali e teatrali, si interviene da un lato con un’azione di sensibilizzazione volta a rafforzare la cultura dell’accoglienza; dall’altro si forniscono agli stessi rifugiati ulteriori strumenti per il rafforzamento dei loro percorsi individuali. Nello spazio teatrale sono presenti sia la dimensione relazionale che la dimensione creativa, per questo il teatro ci è sembrato il luogo dell’incontro per eccellenza, in cui potessero coesistere la necessità dell’affermazione della propria identità e la necessità del riconoscimento dell’altro.  

Quali miglioramenti avete incontrato nel mettere in scena la pièce? Quali difficoltà avete superato?

I miglioramenti sono stati riscontrati nel livello di inserimento e di integrazione dei partecipanti al laboratori nel contesto territoriale. Si sono innescate dinamiche positive tra i partecipanti italiani e stranieri favorendone la conoscenza reciproca. Lo spettacolo ha consentito all’associazione di promuovere le sue attività determinando un coinvolgimento maggiore della cittadinanza e la strutturazione di una rete più ampia di enti che collaborano attivamente con LESS.

 

Da quali realtà provengono gli attori dello spettacolo di domenica 12 ottobre?

Gli attori sono giovani napoletani e  giovani stranieri provenienti da Iran, Burkina Faso, Iraq, mali e altri paesi dell’africa subsahariana e dell’Asia. Questi ragazzi sono rifugiati e richiedenti asilo beneficiari di progetti di integrazione dell’associazione. Questi laboratori, inoltre, rappresentano un forte punto di riferimento spazio-temporale per gli utenti utile, nell’ottica di strutturare il loro tempo libero, creando contestualmente dei forti legami affettivi e stimolando il senso di appartenenza al gruppo.

 

Il palcoscenico del Piccolo Bellini rappresenta una forte ambizione da parte di Less Onlus. Come siete stati accolti con la vostra iniziativa dal Teatro?

La collaborazione con il Teatro Bellini è nata inizialmente in maniera fortuita, a seguito di un incontro informale con la referente della comunicazione del teatro. Il Teatro si è aperto molto negli ultimi due tre anni al sociale e ha fortemente sostenuto le nostre proposte, mettendo a nostra disposizione gli spazi per i laboratori e per gli spettacoli finali  e promuovendo le nostre attività di integrazione sin dall’inizio.

Di Claudia Di Perna

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