Una notte alla stazione: tra i clochard insieme ai volontari

volontaripiazzaNAPOLI – «Le foto? Ma il volontariato non ha volto!» E’ con queste parole, che i “ Volontari nella notte”, si presentano e danno il benvenuto. Sono tanti – alcuni giovanissimi – ed incarnano una speranza che rigenera. Si incontrano il martedì alle 20,30. Appuntamento al binario 14 della stazione centrale di Napoli. Armati di  panini, acqua, merendine, scope e palette si aggirano nella grande Piazza Garibaldi che di sera, ancor di più, diventa  luogo che accoglie, incassa e mostra storie e cronache di ordinaria disperazione. Hanno imparato a conoscere tutti. Anche se da poco, dispensano tempo e cordialità a chi quasi sempre, riceve sguardi sospettosi e indifferenza.  Le mani che tendono verso di loro, per un po’ di pane, hanno un nome e un racconto triste, ascoltato con attenzione.

«Anche il dolce, questo è il paradiso», dice sottovoce un clochard ad un amico, e timidamente, per la prima volta, s’ inseriscono nella fila di emarginati che con educazione e in silenzio, attendono il proprio turno per ricevere cibo. Visibilmente increduli e contenti. «Grazie, grazie, grazie», ripetono tante volte. Imbarazzati, commossi.

«Dopo la distribuzione e la ripulita della zona – dice un volontario- scambiamo quattro chiacchiere. E’ l’attività che più di tutte ci soddisfa. Hanno  bisogno di considerazione e talvolta, una semplice conversazione, un consiglio e un banale sorriso, può rendere meno soli». Si rompono così, tabù ed esagerazioni. «Nasciamo – dichiara uno dei promotori – spontaneamente circa due mesi fa. Io e il mio amico, decidemmo di andare in stazione per aiutare i senza fissa dimora, poiché  eravamo a conoscenza delle problematiche. Dopo due settimane ci accorgemmo che da soli non potevamo far molto e abbiamo quindi deciso di creare un gruppo. Siamo partiti in due, ora siamo circa 30. Chiunque può aggregarsi. Quello che chiediamo è di fare volontariato in maniera diretta, vogliamo che la gente veda con i propri occhi le condizioni in cui vivono queste persone. Vogliamo che le conoscano e capiscano che sono “esseri umani” prima che senzatetto. Nessuna richiesta di soldi, al massimo se proprio non si ha voglia di scendere con noi, è possibile donare panini o  vestiti, ma il nostro invito è quello di non avere timore e di provare quest’esperienza, che senza retorica, inevitabilmente finisce con l’arricchire».

di Carmela Cassese

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