"Camorra sound", l'impegno di Daniele Sanzone in libreria

camorrasoundNAPOLI – Nato e cresciuto a Scampia, ha fondato nel 2004 gli ‘A67 che significa la 167, la legge che ha originato l’edilizia popolare d’Italia e ha edificato lo stesso quartiere di Scampia. La loro musica – tra il Rock ed il Crossover – è stata prima un urlo di rabbia contro tutti poi diventato parola per impegnate canzoni. Il disco d’esordio “‘A Camorra Song’ Io”, come ha sottolineato anche Roberto Saviano, ha aperto una nuova stagione di impegno sociale. Impegno che Daniele Sanzone non ha mai abbandonato e che ripropone oggi con il suo primo saggio “CAMORRA SOUND – ‘O sistema nella canzone popolare napoletana – tra giustificazioni, esaltazioni e condanna”, (192 pagine, euro 12,00, ISBN 9788866490760); un libro tra note e crimine, la cui inchiesta è durata 3 anni: «Questo lavoro è la mia stessa vita, nel senso che nasce dal mio vissuto a Scampia – racconta il musicista/scrittore – da sempre mi interrogo su questi temi, da qui la voglia di capire come e quando la camorra è entrata nella canzone popolare napoletana. Ho scoperto tante cose, come per esempio il fatto che i pionieri sono stati i 666, dedicando una canzone a una vittima innocente di camorra, mentre Maurizio Capone, frontman dei BungtBangt, è stato tra i primi a prendere posizione in modo forte contro la camorra con la canzone ‘O boss nel 1994, mentre, ironia della sorte, il primo gruppo ad opporsi alla mafia attraverso la musica sono stati i milanesi “Giganti”». Quarant’anni di storie, dagli anni ’70 ad oggi, tra musica e criminalità, arricchiti dalle interviste ad artisti e operatori culturali di ieri e di oggi, per porre una domanda precisa all’intera società napoletana: Perché i cantautori napoletani non hanno esplicitamente preso posizione contro la camorra? Perché, se la sceneggiata o certa musica neo-melodica ha raccontato il modo criminale, la “musica impegnata” non ha mostrato il suo dissenso? Una domanda che apre un dibattito interrogando personaggi come Bennato, De Sio, Raiz, ma anche scrittori come Erri De Luca, in un intreccio di storie – inchiesta in cui è difficile individuare la più bella  «La “bellezza” del lavoro – spiega l’autore –  sta proprio nella varietà e nella ricchezza dei diversi punti di vista che offrono al lettore innumerevoli spunti di riflessione». Un dibattito più aperto che mai dunque a tutta la società intellettuale ed artistica napoletana, un libro denuncia che non cerca colpevoli ma spiegazioni e azioni.

 di Caterina Piscitelli

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