Altro che droga, da Cosenza la storia di Antonino: coltivatore di canapa per sfatare i tabù

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COSENZA. «L’uso della cannabis come stupefacente è solo una minima parte di ciò che si può fare con questa pianta straordinaria dalle proprietà medicinali», utilizzabile  nella realizzazione di mattoni per la bioediliza, nella produzione di tessili e carta nonché di olii e cruscotti per le auto. Sfatare un tabù producendo canapa, Antonino Chiaramonte, agricoltore di Mendicino, cittadina della provincia di Cosenza, referente regionale di Assocanapa, nel suo terreno, ha sostituito al grano, ormai non più conveniente per i prezzi troppo alti e per il rischio di perdere tutto con l’arrivo del primo temporale, con le foglie di canapa.

«Non c’è proprio niente di illegale», Chiaramonte, che ha coinvolto altri 10 agricoltori della Calabria, per un totale di 50 ettari di terreno, ha un contratto con il coordinamento nazionale per la canapicoltura, che fornisce il seme della canapa industriale e si impegna a ritirare il raccolto. «Come agricoltori – ha chiarito Antonino – siamo garantiti. Inoltre, la cannabis è una pianta molto resistente: basta seminarla, non ha bisogno di essere irrigata, quando inizia a germogliare si presenta una semplice dichiarazione alle autorità, per informarle, e poi bisogna solo attendere sia pronta per essere falciata». Il 12 luglio a Taranto verrà inaugurato un nuovo stabilimento dove la cannabis, prodotta da Chiaramonte e dagli altri agricoltori calabresi, verrà usata nella realizzazione di mattoni per la bioedilizia.

«In questo modo – ha spiegato l’agricoltore di Mendicino – potrebbero essere recuperati tutti i terreni incolti e molti potrebbero trovare occupazione nel settore». Valorizzare le potenzialità della Canapa è stato, dunque, l’obiettivo di Antonino che, l’anno scorso, ha anche scritto un libro “Juana”, «apprezzato da due Ministri della giustizia, Cancellieri del governo Letta e Orlando del governo Renzi». «Ho iniziato a studiare questa pianta – ha raccontato – perché sono anche un assistente sociale e ho lavorato con persone che combattevano la tossicodipendenza ed altri tipi di disagi. Inizialmente mi era piaciuto che, in Israele, la canapa fosse usata per alleviare i sintomi del Parkinson, ho, così, condotto delle ricerche – ha aggiunto – e ho letto della condizione dei malati di sclerosi multipla, che non possono usare la cannabis a causa del proibizionismo. Per questo motivo – ha concluso – ho deciso di liberare questa pianta dall’onta di essere considerata solo una droga».

di Emiliana Avellino

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