Vittorio, guantoni e sudore per superare le difficoltà

foto boxwNAPOLI – L’amore di un padre per il proprio figlio, uno sport, detto “la nobile arte”, che un pregiudizio definisce “violento” e allontana genitori accorti dall’iscrivere i propri figli. E in ultimo un male che a soli 10 mesi di vita ha segnato Vittorio nel corpo, ma non nello spirito. Sullo sfondo la palestra Boxing Club di Ponticelli, nata grazie alla caparbietà di Ciro De Leva, campione europeo dei pesi gallo dal 1984 al 1986. Vittorio oggi ha 11 anni, pratica la boxe da circa un anno e, grazie al suo impegno nello sport, è migliorato nel relazionarsi con gli altri e ha visto scemare il nervosismo continuo dovuto ai suoi problemi neurologici.

«Vittorio appena nato ha avuto una crisi respiratoria, – racconta il padre Franco, 44 anni, operaio nell’edilizia e insegnante di pugilato nella palestra di De Leva –  a 10 mesi è diventato idrocefalo, e da lì in poi ha subito cinque interventi chirurgici». Oggi il bambino soffre di problemi alla vista, a causa dei danni cerebrali che ha subito, di disturbi comportamentali, sbalzi d’umore e sonno irregolare. «Per 5 anni ha seguito sedute di fisioterapia per aiutare il sistema nervoso. L’anno scorso però – continua papà Franco – il neurologo che lo segue gli ha prescritto una diversa terapia; ma nei centri di Napoli abbiamo trovato liste di attesa di almeno 5 anni. Per questo, con il supporto di mia moglie, ho deciso di portarlo con me in palestra».

I risultati sono visibili a tutti: da un anno Vittorio si allena con impegno e dedizione, migliora nello sport, è un esempio per altri bambini della sua età, che lo hanno seguito in palestra, e soprattutto la sua capacità di relazionarsi con gli altri è fortemente migliorata. «Questo ragazzino è sorprendente, – racconta l’ex campione Ciro De Leva – si allena costantemente e cresce di giorno in giorno. Forse non sarà mai un vero pugile, ma di sicuro è un esempio per tutti». «Il nostro impegno – racconta Giuseppe Speranza, ex pugile e maestro della Boxing Ponticelli – è provare a strappare tanti ragazzi ad una società cattiva. Ci sentiamo educatori, oltre che sportivi. Ma non è corretto pensare che la boxe sia solo per ragazzi dalle vite burrascose: nella nostra palestra ci sono anche professionisti affermati, studenti universitari ed ex atleti di altri sport, tutti animati dalla voglia di allenarsi insieme. Il caso di Vittorio è la dimostrazione che il pugilato, se praticato con impegno e passione, può veramente migliorare la vita».

di Daniele De Somma
foto di Pamela Orrico

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