La storia di Domenico, malato di Sla costretto a vivere in casa

dueNapoli – «Per il Comune continuo ad essere come invisibile». È amareggiato Domenico Zazzaro, classe 1951, affetto da Sla, una malattia neurologica degenerativa, che da due anni lo costringe sulla sedia a rotelle. «Sono come agli arresti domiciliari – ha spiegato Domenico, che vive al secondo piano di una palazzina popolare, in via Giovanni Antonio Campano – Sono quattro anni che inoltro domanda al Comune, perché mi istallino un montacarichi, ma non ho avuto risposte». In realtà una promessa dall’amministrazione il signor Zazzaro l’ha strappata, a dicembre scorso, grazie all’interessamento di un giornalista di La7.

«In quell’occasione – ha sottolineato l’uomo, che nonostante la malattia non ha perso il sorriso e la voglia di vivere – l’assessore Alessandro Fucito mi ha assicurato che in due mesi mi avrebbero risolto il problema o con l’istallazione del montacarichi o proponendomi un cambio di appartamento». Cambio che per Domenico, però, non sarebbe una soluzione fattibile per via delle modifiche che ha apportato alla sua casa: dal bagno, reso accessibile ad un diversamente abile, dalle prese di corrente, messe ad altezza carrozzina, al balconcino, unica possibilità per l’uomo di godere della luce del sole. Inoltre, il montacarichi sarebbe utile anche per la cognata di Domenico che abita nell’appartamento di fronte al suo ed è stata resa diversamente abile dalla poliomelite.

Intanto, a rendere più complicata la vita del signor Zazzaro, se non bastassero la Sla e il mancato interessamento da parte del Comune, ci sono i condomini della palazzina. «Ogni giorno – ha raccontato – ci sono delle novità: un tappeto messo nell’androne, vasi dei fiori che ostruiscono il passaggio». Barriere, che si aggiungono a quelle architettoniche, che nemmeno la denuncia di Domenico ai carabinieri è riuscita, purtroppo, a eliminare. «Quando sono costretto a uscire di casa per qualche visita medica – ha commentato –  devo chiedere aiuto ad amici ed a mia moglie, che deve fare una fatica disumana, senza considerare che ogni volta rischio di cadere e rompermi la testa».

Una situazione diventata insostenibile per Domenico. «Sono un napoletano innamorato della sua città – ha chiarito – purtroppo, però, il presepe è bello, ma i pastori lasciano a desiderare». Vuole tornare ad essere libero il signor Zazzaro che, se la malattia ha preferito prenderla «con filosofia», all’essere costretto in casa dalle barriere architettoniche, invece, proprio non ha intenzione di arrendersi.

di Emiliana Avellino

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