Il Presidente del D.A.P.: necessario occuparsi dei detenuti disabili /VIDEO

Man Behind BarsROMA – Disabilità e carcere, un problema di cui si parla ancora troppo poco e che le condizioni critiche di vita negli istituti detentivi italiani rischiano di relegare in secondo piano. “Non conosciamo ancora il numero preciso dei detenuti con disabilità, ma ci stiamo occupando di raccogliere dati precisi che saranno resi pubblici al più presto”. A parlare è Giovanni Tamburino, Presidente del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria che illustra i programmi esistenti e le strutture per la riabilitazione dei detenuti.

LE DICHIARAZIONI – “In Italia ci sono istituti penitenziari specializzati per la cura delle disabilità, soprattutto fisiche: penso al carcere di Bari e a quello di Parma. E poi ce ne sono altri che funzionano bene e che permettono di curare il detenuto all’interno della struttura, senza doverlo trasportare fuori in un luogo protetto. In alcuni abbiamo anche delle sale operatorie”. In questi istituti, insomma, si cura, si riabilita, si coinvolgono i carcerati nell’aiuto della persona con handicap.

Ma la situazione, certo, non è facile. Proprio il sovraffollamento, conferma Tamburino, rende spesso interventi e cure tardivi e poco adeguati. Per risolvere questo problema, il presidente del Dap è convinto che servano interventi di carattere strutturale. “Noi, come struttura amministrativa, non possiamo prendere decisioni di carattere politico o legislativo – spiega – ma credo che al momento sia necessario accelerare i flussi di uscita dalle carceri”.

E poi aggiunge: “Vista la situazione, forse bisognerebbe pensare anche a un intervento di emergenza: come ha sottolineato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, amnistia e indulto, adesso, forse sono davvero inevitabili. Ma dovranno avere un carattere di estemporaneità e di eccezionalità, non possono essere la risposta di un sistema ben funzionante”

Intanto però, per rendere meno dure le condizioni di vita dei carcerati, qualcosa si sta facendo: “Quello su cui puntiamo è innanzitutto un’apertura degli spazi all’interno degli istituti di pena: i detenuti devono essere più liberi di muoversi e devono sentirsi responsabilizzati. E poi ci sono tutte le attività, soprattutto lo sport, il teatro e il lavoro: le carceri di Rebibbia, Padova, Milano Bollate, per esempio, sono tutte realtà in cui si dà lavoro a centinaia di detenuti. E’ un fenomeno ancora parziale, purtroppo, perchè la crisi economica tocca il lavoro in tutte le sue forme, anche quello dentro al carcere, ma – conclude – ci sono realtà positive che stiamo cercando di promuovere e migliorare”.

di Alice Martinelli 

 

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