“Senso comune”, lo spettacolo dell’inaccettabile

galleria napoliNAPOLI – Raccontare il disagio e non tanto i disagiati. Esprimere e portare alla luce ciò che il senso comune non accetta e non tollera come umano o degno. È il lavoro del Teatro dei Venti di Modena che sabato 19 e domenica 20 ottobre porterà a Napoli in Galleria Toledo: «Senso comune» è il titolo della pièce teatrale che andrà in scena sul palco del teatro e che risulta il frutto del continuo lavoro di ricerca del gruppo teatrale di Modena.

TRE STORIE PER TRE CORPI – Cosa sfugge al “senso comune”? La domanda con la quale gli attori del teatro si interrogano cerca di trovare risposta nella ricerca attiva sul campo: anni di lavoro ed esperienza nel sociale in tre diverse realtà. Dal  Centro di Salute Mentale di Modena, ai detenuti della Casa di Reclusione di Castelfranco Emilia, fino alla Casa di Reclusione per Minori di Nisida, il regista Stefano Tè e lo sceneggiatore Giulio Costa hanno tracciato i percorsi di tre personaggi la cui vita è sin troppo lontana da quello che i più chiamano “buon senso”.
In un sottoscala di Scampia si avvicendano tre differenti storie, ciascuna ispirata ad una delle diverse realtà in cui il lavoro nel sociale è stato svolto dalla compagnia. Tre corpi che, se anche non risultassero accettabili da quel senso comune del titolo, saranno resi tali dal palcoscenico.

LE ISPIRAZIONI – Non solo dalla vita reale, ma anche dallo studio critico di opere d’arte: la triade di Umberto Boccioni «Gli stati d’animo» (Quelli che restano, Quelli che vanno, Gli addii) sono stati punti di partenza per fornire materiali da studiare, come un’opera di Beckett o una coreografia di Pina Bausch: partiture fisiche, testi e scene, ideate e sperimentate da persone che vivono quotidianamente il disagio, diventano così la base di lavoro degli attori e per lo spettacolo.
La fruizione di «Senso comune» non si profila come un semplice diletto per lo spettatore, ma porrà quest’ultimo nella posizione più critica possibile nei confronti di realtà scomode e quasi inaccettabili. Un po’ come l’originario e catartico teatro greco sapeva fare.

di Claudia Di Perna

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