Turchia, accuse alla polizia di violenza sessuale

TURCHIA- Testimonianze terribili. Che raccontano di giovani donne arrestate in seguito agli scontri di Occupy Gezi e costrette dalla polizia a subire violenze sessuali. «La pazienza ha un limite» ha detto Erdogan pigliandosela con i manifestanti entrati in una moschea del centro con bottiglie di birra e senza togliersi le scarpe. Sì. la pazienza ha un limite. Perché ora la versione online di Hurriyet riporta la testimonianza di Erkan Yolalan, studente turco, che racconta: «Mi trovavo alle nove di sera a Besiktas. Non facevo niente, non gridavo slogan, non buttavo pietre. Appena mi hanno visto mi hanno afferrato. E sono scivolato nell’inferno. Ogni poliziotto presente ha iniziato a prendermi a calci e pugni. Per 150 metri, fino al bus della polizia, tutti mi hanno picchiato, maledetto, insultato. Non finivano mai». «Dentro il furgone – continua- le luci erano spente. Ho sentito la voce di una ragazza che supplicava: «Non ho fatto nulla, signore”, ma loro la picchiavano e lei pareva soffocare. Poi un agente in borghese le ha detto esattamente questo: “Ti sbatto per terra e ti violento, ora». La risposta della ragazza, con un filo di voce, ci ha spezzato il cuore: “Sì, signore».

RITORSIONI E PAURA – Così mentre la polizia entra in piazza Taksim con gli idranti per “ripulire la piazza”, le testimonianze dei manifestanti, che ricordano il Cile, l’Argentina, Genova e il G8, rimbalzano sui media e sui social network. Continua Yolalan: «Poi ci hanno costretto, con altri arrestati, a gridare, tra una pioggia di botte: “Amo la polizia! Amo il mio paese!’” Urlavano: “più forte, più forte!’”, ci picchiavano, ci insultavano». «Poi è arrivato un altro giovane. Mustafa, dell’Università del Bosforo. Venti agenti lo avevano attaccato. Non stava in piedi. Nel bus lo hanno ancora colpito alla testa con un casco. Non bastava. Gli hanno sbattuto il capo contro il finestrino. Perdeva sangue dalla testa. Era ammanettato. Hanno continuato a picchiarlo». Alla fine sono stati portati al commissariato, dove li attendevano gli avvocati mandati dagli altri manifestanti. L’articolo è rimbalzato su Twitter ed è stato segnalato anche ad Amnesty International. Si teme infatti che siano molti di più i casi di abusi e di torture. E che i manifestanti non li stiano denunciando per paura di ritorsioni da parte della polizia.

di M.Ser. (corriere.it)

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