Turchia: «ridateci i bimbi affidati». Ma l’Europa apre alle coppie gay

turchia_ueTURCHIA.  Restituire i bambini affidati a ‘famiglie cristiane’ in Europa a partire da quelli affidati a coppie omosessuali. E’ l’offensiva diplomatica della Turchia contro i gay europei. Il vicepremier turco, Bekir Bozdag, secondo quanto scrive il giornale Hurriyet, avrebbe dato mandato alle ambasciate nei paesi europei di attivarsi per riportre in patria tutti i minori affidati a famiglie europee.  Il tutto è iniziato dal caso del piccolo Yunus, abbandonato per strada dai suoi genitori biologici turchi e affidato a sei mesi a una coppia di lesbiche in Olanda. Il vicepremier si sarebbe già attivato con l’ambasciata olandese a cui avrebbe fatto presente che i bambini turchi hanno il ‘sacro diritto’ di essere affidati a una famiglia vicina alla loro cultura. «Non condanniamo le culture diverse – ha detto il responsabile dei diritti umani del parlamento turco Ayhan Sefer Ustun – ma il bambino in questione è stato affidato a una famiglia omosessuale. Anche se un bambino viene preso per ragioni giuste dovrebbe essere affidato a famiglie vicine alla sua cultura». Secondo il vicepremier in ogni caso l’ambasciata di Olanda in Turchia dovrà ora rivolgersi ai tribunali locali per violazione dei diritti umani e per il rischio di danni psicologici per il piccolo Yunus.

L’EUROPA. Intanto la Corte europea per i diritti dell’uomo ha stabilito che in una coppia omosessuale, uno dei due può adottare il figlio dell’altro. La sentenza arriva dopo un ricorso presentato da una coppia di donne austriache «che vivono una relazione omosessuale stabile e che lamentava il rifiuto dei giudici austriaci accogliere la loro richiesta di una delle due di adottare il figlio dell’altra». La Corte ha constatato che «la differenza di trattamento tra i ricorrenti e una coppia eterosessuale non sposata, in cui uno dei membri ha voluto adottare il bambino dell’altro, è fondata sull’orientamento sessuale dei richiedenti». La Corte ha dichiarato che «il Governo non ha fornito ragioni convincenti proprie a dimostrare che la differenza di trattamento era necessaria per la conservazione della famiglia o tutela degli interessi del minore».

di Walter Medolla

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *