Sterminio di cani in Ucraina, nulla è cambiato

UCRAINA. Da quando, il 6 luglio scorso, si sono spente le luci sugli Europei di calcio a Kiev, capitale dell’Ucraina, le indicibili violenze perpetrate sui randagi del Paese ex sovietico non fanno più notizia. Ma Andrea Cisternino, ex delegato Oipa in Ucraina, fotografo di professione e animalista convinto, a Kiev ci vive e continua ad assistere all’eccidio dei cani. E se prima si limitava a raccontarlo al mondo con i suoi reportage, attraverso il suo sito iononpossoparlare.com e il suo libro Randagi, storie di uomini e animali, ora è passato all’azione diretta, progettando uno spazio protetto, unico al mondo per concezione dove i branchi potranno vivere in pace, al riparo dalle fucilate, dalle sevizie e dal veleno.

Che progetti ha per i randagi ucraini in questi ultimi mesi, dopo la fine degli Europei?  «Ho deciso di fondare una mia associazione che si chiama International Animal Protection League. Sto anche realizzando una struttura unica al mondo, non un rifugio con box ma un enorme terreno recintato e protetto dove trasferire i branchi sopravvissuti che saranno sterilizzati, assistiti dai volontari e potranno vivere al sicuro. Il terreno di 7000 mq è stato messo a disposizione da un privato. Lo dividerò in ampie sezioni per i singoli branchi e qui i cani vivranno liberi come in natura e i volontari potranno prendersene cura in assoluta sicurezza. Nella struttura, che si chiamerà Rifugio Italia ci sarà anche una clinica veterinaria dotata di un’ambulanza, un gattile, una casa dove i volontari potranno dormire nelle notti d’inverno quando la temperatura scende fino a 35 gradi sotto zero. All’esterno, metteremo delle telecamere per la video sorveglianza donate da un’associazione tedesca».

Come è cambiata, se è cambiata, la situazione dei randagi ucraini dopo la fine dei campionati di calcio? 
«Per i cani di strada non è cambiato nulla, solo che ora ce ne sono di meno perché l’eccidio perpetrato da quelli che qui vengono chiamati “dog hunter”, cacciatori di cani ma anche di gatti, è iniziato nel 2010 e ha fatto migliaia di vittime e tutt’ora continua a pieno ritmo Quello che è cambiato è il comportamento degli animalisti stranieri: niente più proteste o manifestazioni, sono spariti tutti. Dopo il can can mediatico i cani ucraini sono stati dimenticati e sono tornati a morire in silenzio. Me lo aspettavo, mi spaventava molto il “dopo Euro 2012”. Lo sapevano anche i dog hunter che scrissero, già nel 2011, su un loro sito: “Quando sarà finito il campionato di calcio noi andremo avanti e non resterà un solo randagio in Ucraina”».

A Kiev ci sono rifugi privati efficienti per randagi? E cosa accade invece nei canili comunali? «Nella capitale c’è un solo canile comunale dove gli animali catturati in strada vengono soppressi dopo tre giorni di permanenza. C’è anche qualche struttura privata , io ne conosco tre , ma purtroppo alcune non hanno una buona fama, La migliore secondo me è Sirius».

C’è qualcuno che sterilizza i cani di strada? E se sì, non le sembra è un atto generoso ma inutile visto che poi gli animali reimmessi nei loro branchi di origine vengono uccisi?  «Qui sono l’associazione Etn tedesca e l’austriaca Fier Pfoten a sterilizzare. Hanno investito molti soldi, ma io ho molte volte documentato le uccisioni di randagi sterilizzati da loro. Forse con quei fondi sarebbe stato meglio costruire rifugi. I dog hunter dissero addirittura che si sarebbero accaniti sui randagi sterilizzati da Fier Pfoten per mandar via l’associazione dall’ Ucraina».

Lei ha spesso descritto i volontari ucraini come molto combattivi e determinati. Dove nasce questa cultura zoofila in un Paese che considera la vita degli animali meno di niente? «I volontari del posto, quasi tutte donne, mettono la propria vita in gioco per aiutare i randagi e molte volte queste persone vengono picchiate così brutalmente che finiscono all’ospedale. Ci sono anche stati casi di tentati accoltellamenti. Io ho denunciato questa vergogna al viceministro dell’Ecologia e ambiente Igor Vildman durante un nostro incontro e lui non conosceva neanche l’ esistenza dei volontari di strada».

I dog hunter sono privati cittadini o tra di loro ci sono anche impiegati statali? Sono ancora online i loro siti Internet? Da che cosa sono motivati secondo lei?  «Sono privati cittadini, motivati da odio puro verso i cani. Hanno un sito su internet che si chiama vredy.org dove pubblicano mappe per trovare i branchi da sterminare o ricette per fare veleni. Eppure una legge del 2006 proibisce l’uccisione di randagi ma non è mai stato fermato nessuno perché arrestarli non interessa ai politici né alla polizia. Solo un dog hunter di 19 anni, Alexey Vedula e il suo compare Polibin , sono stati processati e condannati a 4 anni di carcere per avere torturato e ucciso più di cento cani. Ma è successo solo perché hanno pubblicato in Internet il video e le foto di quello che avevano fatto. Spesso i dog hunter sono potenti e hanno forti agganci con la politica. Addirittura alcuni di loro sono invitati in televisione a raccontare come avvelenano i cani e i gatti. Un dog hunter ha persino mostrato in televisione un documento del ministero degli Interni che lo autorizzava a uccidere. Ora stanno cercando di far passare una legge proposta dal primo ministro Nicolay Azarov per dare l’autorizzazione a uccidere i randagi a fucilate se ritenuti pericolosi o malati. Addirittura daranno il porto d’armi gratuito a chi lo vorrà per questo scopo».

Ma chi controlla se i cani sono pericolosi o malati? Ha avuto contatti con esponenti politici ucraini? «Lo scorso luglio ho incontrato il viceministro Vildman che ha accettato il mio progetto di fare incontrare i volontari di strada con esponenti del governo presso l’ambasciata italiana. Più recentemente, il 6 settembre, ho conosciuto il presidente ucraino Leonid Kravciuk che ha detto che i politici del Paese non hanno umanità verso gli animali e che occorre fermare i dog hunter».

di Giorgia Rozza (corriere.it)

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