Quelle 500mila ”facce d’Italia” che lo Stato non riconosce

di Federica Pugliese la Corte

ROMA. Sono 500mila le “Facce d‘Italia” che lo stato non riconosce, seconde generazione. Figli di immigrati, nati in Italia, che però non hanno gli stessi diritti degli italiani. Sì, perché 500.000 è il numero degli appartenenti alle “seconde generazioni”, schiera in rapida crescita di bambini e ragazzi nati e cresciuti qui, che parlano dell’Italia come del proprio paese e “parlano i nostri dialetti meglio di noi”, ma che arrivano alla maggiore età – e spesso oltre, perché ci vogliono mediamente 5 anni per acquisire la cittadinanza italiana dai 19 anni in poi – catalogati come stranieri dallo Stato. Fondamento della legge 91 “Nuove norme sulla cittadinanza”, che disciplina l’acquisizione nel nostro paese. Fondamento di quella normativa era (e rimane) lo jus sanguinis (“diritto di sangue”),ossia il principio per cui chi nasce acquisisce la cittadinanza dei genitori. L’Unicef ha presentato la campagna “Io come tu”, in occasione del prossimo 20 novembre – 23* anniversario dell’approvazione della Convenzione Onu sui diritti dell’Infanzia e Giornata Nazionale dell’Infanzia e l’Adolescenza – la campagna ‘Io come Tu- Tutti uguali davanti alla vita, tutti uguali di fronte alle leggi’ per richiamare l’attenzione sull’uguaglianza dei diritti di tutti i minorenni e la non discriminazione dei bambini e degli adolescenti di origine straniera che vivono in Italia.

LEGGE ANACRONISTICA E SECONDE GENERAZIONI. Nati in Italia, da genitori stranieri, ma non Italiani come i loro coetanei. L’assurdità di questa situazione la racconta bene Manuela, di origine egiziana. È nata a Roma, è rappresentante di classe e progetta di andare all’università in Francia, eppure«per 18 anni lo Stato mi ha considerato una straniera. Ho dovuto aspettare 7 anni per rivedere l’Egitto, e fino a quando non ho avuto il passaporto italiano, a 18 anni, non sono potuta andare negli Stati Uniti a trovare mia nonna, malata». Italiani a tutti gli effetti, nella lingua, nella cultura, nelle abitudini. Cinquecentomila è il numero degli appartenenti alle “seconde generazioni”, schiera in rapida crescita di bambini e ragazzi nati e cresciuti qui, che parlano dell’Italia come del proprio paese e “parlano i nostri dialetti meglio di noi”, come raccontato in un documentario da Comunicare il Sociale, ma che arrivano alla maggiore età catalogati come stranieri dallo Stato. «La legge 91 è ormai anacronistica, scritta in un’altra“era geologica” in cui ogni anno nasceva sul territorio italiano un numero di bambini figli di cittadini stranieri pari più o meno a quelli che oggi nascono in poco più di un mese» sottolinea Andrea Riccardi, ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione. Le sue parole sono accolte con attenzione nell’Auditorium della sede nazionale dell’UNICEF Italia, dove viene presentato il rapporto “Facce d’Italia. Condizioni e prospettive dei minorenni di origine straniera”. Il ministro Riccardi sottolinea gli aspetti umani del problema: i bambini che nascono oggi in Italia non sono stranieri, sono il futuro del nostro Paese. Bisogna uscire dalla concezione emergenziale del fenomeno migratorio, esso è un elemento strutturale, al punto da costringerci a “rielaborare il nostro spazio mentale”, per dirla con le parole di un altro illustre ospite, il professor Luigi Manconi.

RIFORMA LEGGE 91 – Sono storie come questa che ci inducono a chiedere a questo (o più verosimilmente al prossimo) Parlamento una riforma della legge 91, possibilmente su base bipartisan, aggiunge il presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera. Se dal vetusto principio dello jus sanguinis passassimo al più inclusivo “jus soli”(acquisizione della cittadinanza per il fatto di nascere sul territorio, come accade in Francia), rivela uno studio dell’ANCI riportato in “Facce d’Italia”, nel 2029 l’86% dei minorenni stranieri residenti in Italia – quasi tutti nati nel nostro paese– sarebbero cittadini italiani. Se invece rimanesse in vigore la normativa attuale, appena il 7% di questi bambini (quasi due milioni, secondo le proiezioni demografiche) avrebbe tale riconoscimento. «In attesa che cambi la legge, noi sollecitiamo i Comuni italiani a concedere ai bambini nati sul loro territorio la cittadinanza onoraria» conclude Guerrera. «Lo hanno già fatto 61 amministrazioni locali, e altre 106 hanno dichiarato l’intenzione di farlo». Alla conferenza hanno preso parte anche Kledi Kadiu, testimonial dell’UNICEF Italia per la campagna “Io Come Tu”,la dirigente RAI Mussi Bollini, che ha presentato il videoconcorso RAI-UNICEF “Un minuto di diritti” e Damiano Castelli, General manager di ING Direct Italia, azienda parter dell’UNICEF, che ha contribuito al finanziamento del rapporto “Facce d’Italia”.

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