«Nella lotta all’Aids siamo all’anno zero»

NAPOLI – Pochi giorni e poi la chiusura. L’unica casa alloggio per persone sieropositive o affette da Aids della Regione Campania sta per essere cancellata dal rigore economico imposto da via Santa Lucia. La motivazione? Mancanza di fondi. In una lettera inviata al presidente della Regione Stefano Caldoro, Pasquale Calemme, responsabile Casa Alloggio «Masseria Raucci», gestita dalla cooperativa sociale «Il Millepiedi», spiega i motivi della chiusura che comporterà il trasferimento dei pazienti in centri fuori regione.

L’APPELLO – «Di solito il 1° dicembre è per noi un giorno di festa, di confronto, di bilancio, di rinnovato impegno, purtroppo quest’anno non è stato così, per un doppio motivo. Ero al cimitero della Pietà a Poggioreale, quello dove si interrano i cadaveri dei poveri, per dare l’ultimo saluto a un nostro amico, morto di Aids all’ospedale Cotugno e che era ospite della Casa alloggio. Portato dal carro del comune, in una bara di legno grezzo, è stato seppellito ai 19/73, numeri che rappresentano rispettivamente il giardinetto e il fosso. Aveva trentaquattro anni. Si è deciso che sul quel fosso venisse sistemata una lapide col nome, con la croce e con la foto. Intanto la figlia ripeteva: “Ma se poi piove, papà là sotto si bagna?”. Un domanda straziante. Proprio non so su quali basi, ho assicurato che alle spese partecipasse anche la cooperativa. Nella seconda parte della giornata ho partecipato alla riunione del Consiglio di amministrazione della cooperativa. Preso atto che la questua fatta presso parenti e amici è appena bastata a pagare il conguaglio Irap dello scorso novembre, è stato deciso che neanche questo mese verranno pagati gli stipendi a soci e collaboratori e che le sole spese ammissibili sono cibo e medicine. Infine si attueranno tutte le pressioni per accelerare la pratica di un nuovo indebitamento. Senza novità di rilievo, il prossimo primo gennaio avvieremo tutti gli atti per la chiusura della casa alloggio. Questo, egregio presidente, è l’ultimo atto, dopo il blocco degli ingressi attuato da gennaio, il licenziamento di quattro operatori necessario a marzo e un’infinità di incontri con il Centro Riferimento Aids della Regione Campania, dirigenti e vertici della Asl Napoli 1. So per esperienza diretta che il dottor Vasco, la dottoressa Romano, il professore Borgia, il dottor Vecchio e sicuramente anche lei, oltre al nuovo Commissario della Asl Na 1 e la nuova dirigente del Gef, siete tutti sensibili e volenterosi. Ma anche, perdonate lo stato d’animo, meccanismi di un ingranaggio che non funziona. So benissimo dove si inceppa la macchina e non posso certo tacere: gli organismi regionali hanno fatto quanto di competenza, visto che è stato deliberato e attuato il trasferimento del 75% del Fondo Aids alla Asl Napoli 1 Centro, ma nulla è cambiato. Non potevo non rivolgermi a Lei direttamente ricordandole che la chiusura di un servizio, previsto dalla Legge e assicurato da un fondo con vincolo di destinazione, comporterà una mancata risposta ai cittadini più deboli. Influirà, inoltre, sui ricoveri inappropriati presso le Unità Complesse di Malattie oppure su sistemazioni in Case Alloggio fuori regione. Dove le rette sono mediamente il doppio di quelle campane (80 euro al giorno). Ciò è proprio in linea con il piano di rientro dallo sforamento della spesa che, con tanta fatica e non pochi sacrifici, Lei sta cercando di attuare. Prendendo spunto dallo slogan-impegno voluto dall’Onu per il primo Dicembre “AIDS… Zero!”, con zero contagi, zero morti, zero discriminazioni entro il 2015, mi permetto di concludere che in Campania siamo già a zero, ma non abbiamo di certo centrato l’obiettivo».

di Walter Medolla

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